
Bettisia Gozzadini e il primato negato
Sembra incredibile, ma il celebre repertorio di tutti i professori dell’Università di Bologna dalle origini fino alla prima metà dell’800 compilato da Serafino Mazzetti, nei 3210 nomi di docenti cita solo 4 donne, tutte vissute nel XVIII secolo. Bettisia Gozzadini non c’è e ancora oggi nel sito dell’Università su di lei è presente solo questa scarna nota: “La leggenda parla di una donna che insegnò a Bologna fra il XII e il XIII secolo, Bettisia Gozzadini. La tradizione vuole che non solo tenesse le sue lezioni nello Studium ma anche nelle pubbliche piazze difronte a grandi folle”. Dunque poche righe per ricordare una giurista – forse mai esistita?o forse solo dalla inverosimile fama? – che potrebbe contendere ad altre università, Padova Napoli e Cordova, in particolare, il primato di prima donna laureata e prima docente di diritto. Ma non è accaduto. Eppure di lei, la Historia di Bologna di Cherubino Ghirardacci (1596), la fonte più autorevole della sua biografia, cita due trattati di diritto romano e ricorda anche due orazioni pubbliche: una per la morte del suo amato vescovo, colui che l’aveva convinta ad insegnare, che pronunciò vestendo abiti vedovili, l’altra in lode di Papa Innocenzo IV, suo grande estimatore. Anche nell’opera di Pompeo Scipione Dolfi del 1670 compare il suo nome e anche Antonio Masini nella sua famosa Bologna perlustrata datata 1666 la presenta come “dottoressa” insieme ad altre donne “lettrici” dello Studio. Nelle Memorie antiche manoscritte di Bologna (1666-1730) di Antonio Francesco Ghiselli viene addirittura descritta la seduta di laurea della Gozzadini, secondo una tradizione di solennità tutta bolognese. Come mai, allora, l’accertata esistenza della prima laureata in diritto nonché prima docente donna della più antica università del mondo occidentale è stata poi declassata a leggenda? Il caso è singolare ma non unico nella storia e ne parlerò in un prossimo articolo. Ma intanto conosciamo meglio la nostra giurista.

Bettisia nasce a Bologna nel 1209 nella nobile famiglia Gozzadini; da fanciulla preferiva lo studio “all’uso dell’ago per cucire”, come convenzione familiare prescriveva per le donne, e proprio per questo, si vestiva da “maschio” sin dall’adolescenza. L’alone leggendario che la circonda dice che continuò a vestirsi da uomo anche dopo aver ottenuto la licentia in diritto e in seguito l’autorizzazione ad insegnare dal vescovo Enrico dalla Fratta; forse solo dicerie popolari, ma non sono dicerie che le sue lezioni fossero così seguite da passare dall’ insegnamento in casa, consuetudine per quel tempo, alle lezioni in luogo pubblico.
Ghirardacci, che abbiamo detto è il suo primo biografo, racconta anche l’assurda circostanza che ne causò la morte a soli 52 anni. Nel 1261 la piena del fiume Idice la travolse, mentre si trovava ospite per un incontro di studio nella casa di campagna di Accursio a Riccardina (Budrio). I suoi funerali nella chiesa di Santa Maria dei Servi furono solenni e tutte le attività didattiche furono sospese per l’intero giorno in segno di lutto. Dice Ghiraradacci che Odofredo “pianse molte lacrime” mentre accompagnava il feretro della sua collega fino alla sepoltura. Abbiamo visto che le notizie riportate da Ghirardacci furono confermate anche dagli storici successivi ma nel 1722 succede che il giurista ed erudito Alessandro Macchiavelli, per dare lustro alla sua città e promuovere il diritto delle donne a frequentare l’università e a laurearsi, dedicò un volumetto proprio alla vicenda di Bettisia Gozzadini affermandone il primato della laurea e della docenza a Bologna. Il volume venne alla luce in occasione della negata ammissione della giovane studentessa Vittoria Delfini Dosi all’esame di laurea e dunque per rivendicare la legittimità dei titoli dottorali concessi alle donne nella storia dello Studio bolognese, viene citata proprio Bettisia Gozzadini insieme alle sorelle Novella e Bettina d’Andrea. Ma il guaio è che il Macchiavelli cita anche, come prove, documenti che si riveleranno inesistenti se non completamente falsi e lo storico Giovanni Fantuzzi nel 1784 gli contestò che “nessun documento di questa donna ci rimane” e in accordo con Mauro Sarti, che nella sua storia dello Studio bolognese aveva messo addirittura in dubbio l’esistenza della Gozzadini, affermò che quella del Macchiavelli era una vera e propria impostura. Sic transit gloria mundi…, tuttavia nel XIX secolo la Gozzadini fu riportata “in vita” da diversi repertori biografici – ma non in quelli di storia dell’Università – che davano credito agli storici Dolfi, Ghirardacci e Masini fino a Carolina Bonafede, anche lei bolognese, che possiamo considerare la prima biografa delle donne celebri di Bologna. La Bonafede le dedica nel 1845 numerose e dense pagine, che nel più autentico spirito risorgimentale dovevano mostrare alle giovani italiane le virtù esemplari delle donne celebri del passato. Ecco come introduce la biografia della Gozzadini, una delle 18 donne trattate nel suo saggio: “[…] raramente le storiche pagine fanno menzione di dotte e di scienziate insigni; perché abbisognando anco gli ingegni più felici di darsi a profondi studi per degnamente conseguire una laurea, e venendo in ciascun tempo, e ciascun luogo da ciò allontanate le donne, per non disamorarle da quanto deve renderle degne madri di famiglia; ben poche furono e sono alle scienze prescelte. La sorte però volle accordare tal vanto a Bitisia Gozzadini della quale imprendo raccontare le memorie.” E così anche la Bonafede conferma l’attitudine della giovanissima Bettisia per lo studio del latino e del greco, e che per seguire le lezioni dei più accreditati maestri nelle “pubbliche scuole” inaccessibili alle donne, si vestì da uomo “fino alla fine della sua adolescenza”. Crescendo, poi, seguiva le lezioni di filosofia ma il suo desiderio era di dedicarsi allo studio del diritto sotto l’insegnamento dei più celebri giureconsulti dell’Università. E così conquistò la loro stima, tanto da essere chiamata “per antonomasia, mostro mirabile della scuola Bolognese”. Anche il celebre Odofredo la ammirava e per la sua eccezionale bravura fu ritenuta degna di cingere la corona di laurea in utroque iure, ovvero in diritto civile e canonico. La sua fama di giurista telentuosa, conferma la Bonafede, era così grande che le fu concesso di insegnare a trenta studenti in un primo tempo “in casa propria”, ma poi, su insistenza dei colleghi , dei riformatori dello Studio e del Senato cittadino, il vescovo le assegnò la cattedra nel pubblico Studio per permettere ad un maggior numero di uditori di assistere alle sue lezioni. Le altre pagine del saggio sono dedicate agli episodi che abbiamo già citato, in quanto raccontati, sia pure con meno dettagli e commenti, dal Ghirardacci, mentre a lungo viene descritto il funerale della Gozzadini e lo sgomento e la commozione che causò non solo nell’ambiente universitario ma in tutti i cittadini.
Nel ‘900 viene nuovamente dimenticata, finchè negli ultimi decenni del secolo la cita Umberto Eco nell’Enciclopedia delle donne on-line, facendo riemergere la sua “leggendaria” figura dall’oblio in cui a causa del “silenzio” della documentazione coeva era stata relegata mentre la storiografia universitaria si concentrava sui suoi colleghi Odofredo e Accursio, riconosciuti illustri maestri del diritto.
Oggi solo un busto in terracotta la ricorda insieme ad altre 11, quasi sconosciute, ma al loro tempo illustri, donne bolognesi; anzi no, recentemente la città le ha dedicato una rotonda!

