Umiltà e Spudoratezza: Lezioni dai Måneskin

Il sale sulla coda 12 di Marina Zuccoli

L’umiltà degli strafottenti

È d’uopo ch’io scriva dei Måneskin, non senza aver premesso – per correttezza – che il mio cuore batte in 4/4, il ritmo del rock. Nella convinzione che il rock non morirà mai, alcuni anni fa accolsi con sollievo l’arrivo di questa band dalla sezione ritmica tanto precisa quanto potente, dalla chitarra che non fa rimpiangere i fasti dei Led Zeppelin e dal cantante con il graffio nella voce. Sono impudenti, come si conviene ai rockettari: seminudi, medio alzato, linguacce di fuori. Però.

Però, in una intervista ad Allison Hagendorf disponibile su Instagram, mi hanno sorpreso. Avevano appena reinterpretato Jolene, un classico, un successo di Dolly Parton che parla di una donna, la quale chiede a questa bellissima Jolene di non portarle via l’uomo. Fedeli al loro messaggio di fluidità dei ruoli, il cantante dei Måneskin, Damiano, aveva cantato il testo al femminile senza problemi. Alla fine, la Parton li aveva ringraziati per non aver cambiato le parole della sua canzone e loro si meravigliavano: ”Ma chi pensa che ci crediamo di essere, per osar toccare il testo di Jolene?”.

Notevole affermazione di rispetto e di umiltà, per una compagine di ventenni che sono da anni sul tetto del successo, osannati e provenienti da un Paese, che troppo spesso applica la legge del marchese del Grillo. Quella che, nel film conosciutissimo, enuncia Alberto Sordi, traendola da un sonetto di Giuseppe Gioachino Belli (Li soprani del mondo vecchio, 1831): Io so’ io, e vvoi nun zete un c…o”.

È questo il presupposto logico dell’abuso di potere: io posso parcheggiare nel posto riservato agli invalidi, posso pagare con soldi pubblici i miei sollazzi; è una sopravvalutazione di sé e, al contempo, una totale mancanza di rispetto per gli altri. Ciò ricorda un’altra italica prodezza verbale, quel Lei non sa chi sono io, sublimato da Totò nel rivolgersi all’Onorevole Trombetta in Totò a colori. Non so se riderne o piangerne, ma addirittura la Cassazione ha dovuto prendere in considerazione questa frase, sentenziando nel 2012 che, in certi contesti, è da considerarsi una minaccia. Frase diffusa, che, anche in questo caso, sopravvaluta quell’io a danno di tutti gli altri.

Ma siamo davvero così? È questo il latin sangue gentile?

Dateci più Måneskin, con la loro spudoratezza e la tracotanza sul palco e con la loro gentilezza e buon senso nella vita normale.

p.s. La mia canizie non mi impedisce di esprimere sostegno all’attivismo della bassista, Victoria, nel movimento Free the Nipple: il topless femminile abbia pari diritti di quello maschile!

Le amiche