
“La donna”: il caso di un periodico dell’800 tutto al femminile
Se oggi ancora ci meravigliamo che le donne ricoprano posti di grande responsabilità e siano protagoniste di imprese memorabili al pari degli uomini, distinguendosi in tutti i campi delle professioni, è perché ci dimentichiamo o forse ignoriamo che l’emancipazione femminile ha alle spalle quasi due secoli di battaglie che hanno visto sì alcune sconfitte, ma anche tante conquiste. Per valorizzare questa storia è giusto ricordare il più importante periodico italiano del movimento per l’emancipazione femminile – La Donna – fondato nel 1868 da una giovane scrittrice e giornalista, Gualberta Alaide Beccari, che riuscì con grandi sacrifici personali e impegno instancabile a tenerlo in vita fino al 1890. Fulcro del suo progetto era la scelta di una redazione tutta al femminile e di una schiera di collaboratrici, tutte donne, poetesse e scrittrici di ispirazione spesso distante fra loro, come Eva Cattermole e la Fuà Fusinato insieme a insegnanti, pedagogiste, “eletti ingegni femminili “ che avevano abbracciato il pensiero mazziniano, come Elena Ballio e Giorgina Craufurd Saffi ed ancora le emancipazioniste come Anna Maria Mozzoni che sulla rivista trovò il mezzo più sicuro e disponibile per la diffusione delle sue idee. La Beccari, fondatrice e direttrice della rivista, aveva deciso, infatti, di fare a meno del punto di vista maschile, scegliendo per ogni argomento una impostazione femminile. Il sottotitolo, peraltro, – Periodico di educazione compilato da donne italiane” – rivelava chiaramente che la sua finalità era prevalentemente pedagogica, soprattutto nei confronti delle giovani italiane. Ben presto, tuttavia, divenne un vero e proprio organo di lotta democratica perché, nel più puro spirito mazziniano, la Beccari pensava che il rinnovamento del giovane Stato italiano non poteva non passare dalla presenza consapevole e dall’impegno sociale e politico delle donne. Gualberta era cresciuta a pane e idee mazziniane, essendo suo padre un fervente seguace di Mazzini che predicava la parità delle donne nei diritti come nei doveri e così, quando per contribuire a dare voce al nascente movimento emancipazionista, decise di fondare la rivista, questa divenne lo spazio in cui si dibattevano liberamente i temi e i valori legati prevalentemente alla condizione della donna, senza censure e pregiudizi e con uno stile epistolare che facilitava la comunicazione fra il giornale e le sue lettrici. Grazie al clima di solidarietà e di complicità che, con l’esclusione degli uomini, la fondatrice/direttrice aveva instaurato, le lettrici, sparse in quasi tutte le regioni della nuova Italia, avevano una tale fiducia nella rivista che partecipavano e si esprimevano come le collaboratrici più colte, arricchendone le pagine con i loro interventi, a volte anche in forma narrativa e poetica, cosicchè il giornale diventò, in particolare fra gli anni ‘70 e ’80, anche testimone dei cambiamenti sociali che stavano avvenendo. Gli argomenti andavano dall’istruzione all’educazione, dal lavoro femminile alle condizioni economiche e sociali delle donne sempre inferiori a quelle degli uomini, fino alle questioni del divorzio e della prostituzione. La rivista aveva un taglio impegnato e non mancava di fornire notizie di attualità, articoli scientifici e letterari e informazioni da tutto il mondo sulle lotte del femminismo. La Donna resistette dal 1868 al 1891 ma fu anche fonte di scandalo e di critiche in particolare quando si battè per la riforma elettorale raccogliendo migliaia di firme per la sottoscrizione della petizione a favore del suffragio universale. La sua fondatrice e direttrice, ormai stanca, malata e ridotta in povertà morì nel 1906 a Bologna, dove aveva vissuto la maggior parte della sua vita, e solo grazie all’iniziativa di un comitato di influenti signore bolognesi, fra cui alcune collaboratrici della rivista, il sindaco le procurò una degna sepoltura nel cimitero della Certosa. L’emancipazionismo postunitario che la rivista aveva rappresentato con tanto impegno stava ormai lasciando il posto alle battaglie del nascente socialismo.


