La saga di Villa Verdi

Commenti ed eventi culturali di Biancastella

Nel numero di dicembre 2023 della rivista Le buone notizie, alla quale collaboro, avevo raccontato che ad un anno dalla chiusura della Casa-Museo di Giuseppe Verdi nella tenuta di Sant’Agata a Villanova sull’Arda (PC) non era ancora stata presa nessuna iniziativa concreta per la riapertura ed inoltre che, da solerte ex-funzionaria del Ministero della Cultura, avevo notato, durante la mia visita nell’ultimo giorno di apertura della Villa, che le suppellettili, i pochi documenti esposti, le tappezzerie, erano in uno stato di trascuratezza, se non proprio di degrado. E davo anche conto dell’interessamento del Ministro Sangiuliano, che si era affrettato a dichiarare la volontà del suo dicastero di esercitare il diritto di prelazione nell’asta pubblica che gli eredi avevano deciso di indire per la vendita dell’immobile con relativo parco. Si era anche impegnato a creare, una volta acquisito il bene per il quale aveva stanziato nel bilancio preventivo 2023 del Ministero la notevole cifra di 20 milioni di euro, una Fondazione per gestire il futuro museo verdiano e gli eventi ad esso collegati. Così, riscontrato l’interesse del Ministero, anche gli eredi, che fino a quel momento erano in disaccordo, avevano ritrovato “l’idillio” familiare. Questa era dunque la situazione alla fine di ottobre 2023, quando scrivevo l’articolo per la rivista.

Villa Verdi: veduta dell’esterno

 Con queste premesse le cose avrebbero potuto concludersi in tempi relativamente brevi, salvaguardando anche lo stato della Casa-Museo, che stava andando incontro ad un inevitabile degrado.  Ma si sa che talvolta le questioni si complicano, soprattutto quando di mezzo ci sono i soldi pubblici, sempre pochi, e i beni culturali, sempre fanalino di coda, purtroppo, nel nostro paese, che invece dovrebbe gestirli come “tesori”. Che cosa è successo a novembre 2023? Il ministro accompagnato dai funzionari ministeriali e dai carabinieri del Nucleo tutela dei beni culturali, si è recato in visita alla Casa-Museo ed evidentemente le sue impressioni e soprattutto dei suoi collaboratori-esperti non sono state molto diverse da quelle non positive che avevo riscontrato anch’io; così a dicembre è stato avviato dalla competente Soprintendenza di Parma e Piacenza il procedimento di dichiarazione di pubblica utilità, finalizzato all’esproprio che si sarebbe concluso entro 180 giorni dalla data di ricezione della comunicazione di avvio da parte dei soggetti interessati, ovvero gli eredi, e la motivazione era stata proprio il fatto che la villa “rappresenta patrimonio fondamentale della Nazione per il valore storico dell’opera del grande compositore e per il ruolo importante avuto nel Risorgimento. Questo bene non può rimanere esposto al degrado e all’incuria, ma deve poter costituire il nucleo centrale di un itinerario museale a disposizione del mondo intero. Per questo, le direzioni competenti del Ministero, confortate da autorevoli pareri legali, hanno deciso l’acquisizione di Villa Verdi al patrimonio pubblico con il punto di non ritorno della dichiarazione di pubblica utilità”. Un colpo pesante per i fratelli Carrara-Verdi, che, nel frattempo, avevano fatto valutare la villa da un perito del Tribunale per porre la cifra a base d’asta, 30 milioni di euro, e in seguito, dopo incontri avvenuti con il Ministero, avevano comunque dichiarato di essere disposti a cedere la villa per la somma in precedenza stanziata dal Ministro. Anche dopo l’inizio del procedimento di dichiarazione di pubblica utilità gli eredi hanno continuato ad avere contatti e a fare proposte per arrivare a un accordo, ma inesorabile è sceso il silenzio fra i contendenti e il 21 maggio scorso è stato notificato ai proprietari il decreto di pubblica utilità finalizzato all’esproprio, che dovrà essere eseguito per il definitivo passaggio dell’immobile con tutti i suoi arredi e pertinenze allo Stato. Ma la vera sorpresa è la cifra stabilita come risarcimento per l’esproprio, 8 milioni di euro, di gran lunga inferiore alla valutazione delle perizie e a quella di 20 milioni messa in un primo tempo in bilancio. Le speranze, dunque, di assistere in tempi brevi alla riapertura di Villa Verdi si allontanano tristemente e a dire il vero, un risarcimento così irrisorio per un patrimonio così ingente fa prevedere che gli eredi seguiranno tutte le strade legali possibili per impedire quella che considerano un’offerta “offensiva”. La saga continua e noi continueremo a seguirla.

La stanza di Verdi