
Storie di donne 6 di Biancastella
Nilde, Teresa, Lina e le altre
In occasione del 2 Giugno ho scritto un articolo per ricordare le donne che parteciparono alla redazione della nostra Costituzione antifascista e che, a differenza dei Padri costituenti, non sono quasi mai citate. L’articolo è stato pubblicato nel numero di giugno del mensile culturale “Le buone notizie”, che viene diffuso solo su abbonamento.Per questo mi fa piacere condividerlo sul nostro Blog.
Il 2 giugno 1946 è giustamente considerata una data memorabile non solo perché ha visto la nascita della Repubblica ma anche perché a questa nascita hanno partecipato, andando al voto per la prima volta, 12 milioni di donne italiane, l’89% della popolazione femminile, il 53% della popolazione italiana. Quelle italiane che solo nel marzo precedente a quel fatidico 2 giugno avevano ottenuto il diritto, compiuti 25 anni, a poter essere anche elette, dal momento che in quello stesso giorno i cittadini e le cittadine venivano chiamati ad eleggere i loro rappresentanti nell’Assemblea Costituente. Era trascorso quasi un secolo dalle lotte risorgimentali e dall’unità d’Italia, ma alle donne non era mai stato riconosciuto il diritto al voto, nonostante l’attività molto serrata dei movimenti femminili, nella promozione di raccolte di firme e manifestazioni tese a rivendicare questo diritto. E quella mattina del 2 giugno, quasi tutte agghindate come nei giorni di festa e alcune portandosi dietro i figli più piccoli, munite della preziosa scheda elettorale col loro nome, si recarono in massa ai seggi, affrontando file lunghissime e l’incertezza di una procedura del tutto nuova e sconosciuta. Finalmente le donne: operaie, maestre, professioniste, contadine, partigiane, madri casalinghe e borghesi benestanti avrebbero contribuito alla nascita dell’Italia democratica, eleggendo i loro rappresentanti con il compito, di gettare le fondamenta della risorta democrazia con la scrittura della nuova Costituzione. Le candidature riservate alle donne, tuttavia, a fronte di un così alto numero di popolazione femminile, furono davvero scarse se confrontate con la percentuale delle donne nel corpo elettorale, superiore al 50% , appena 228: 68 le candidate nelle liste del Partito Comunista, più numerose di tutte, 28 nelle liste della Democrazia Cristiana, 16 del Partito Socialista, 8 dall’Unione Democratica Nazionale, 7 del Fronte dell’Uomo qualunque e il resto in altre liste. Solo 21 su 556 deputati costituenti furono poi le donne elette: 9 comuniste, 9 democristiane, 2 socialiste, 1 del Fronte dell’Uomo qualunque. Oggi dei loro nomi ne ricordiamo solo alcuni che si possono contare sulle dita di una mano: Nilde Iotti, Teresa Mattei, Lina Merlin, Maria Federici, Angela Gotelli, Nadia Spano. Eppure le 21 Madri costituenti, sebbene molto diverse fra loro per età, formazione culturale ed esperienze politiche, contribuirono tutte, con le loro competenze e il loro tenace entusiasmo, a dare voce, nel compito di costituenti, alle aspirazioni di emancipazione delle donne italiane, così a lungo sopite e scoraggiate. Alcune di loro contribuirono alla stesura degli articoli nelle commissioni, altre intervennero nel dibattito in commissione ed in Aula, per convincere ed orientare, talvolta attraverso un lavoro invisibile, i colleghi uomini. Alla Commissione dei 75 istituita per redigere il Progetto di Costituzione da sottoporre alla discussione e al voto in sede di Assemblea parteciparono 5 deputate: Nilde Iotti, Maria Federici, Lina Merlin, Teresa Noce, Ottavia Penni Buscemi. Nelle tre sottocommissioni in cui la Commissione dei 75 era poi divisa: 1) Diritti e Doveri dei cittadini; 2) Organizzazione Costituzionale dello Stato;3) Diritti e Doveri nel campo economico e sociale, le Costituenti incisero in particolare in alcuni articoli cruciali. Per la definitiva redazione dell’articolo 3 relativo alla concezione dell’uguaglianza, fu accolta, anche se ritenuta, in un primo tempo, superflua dai colleghi maschi, la proposta che fosse aggiunta alla frase che riguardava la parità sociale e l’uguaglianza, l’espressione “senza distinzione di sesso”. E sempre nell’art.3, al secondo comma fu ancora una volta una donna, Teresa Mattei, a far aggiungere una parola apparentemente innocua – “di fatto” – che si rivelerà, invece, fondamentale per l’ uguaglianza e la pari dignità fra uomini e donne. Significativo fu poi il ruolo delle Costituenti nella redazione degli articoli 29-30-31 sulla famiglia, per i quali lavorò in particolare Nilde Iotti, che fu una dei relatori. La Iotti sottolineò in particolare il grande cambiamento che doveva investire l’istituto della famiglia fortemente arretrato sia sul piano giuridico che culturale; sicuramente innovativa fu così l’ affermazione nell’art.29 che recita: “ Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità famigliare”. Altrettanto importante l’articolo 30 sul rapporto genitori-figli: “E’ dovere e diritto dei genitori, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio.” ai quali la legge assicura “ ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.”
L’articolo 31 che prevede che “La Repubblica agevoli con misure economiche ed altre provvidenze la formazione della famiglia con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù’ favorendo gli istituti necessari a tal scopo.”, fu elaborato in modo particolare nella terza Commissione dove furono relatrici Teresa Noce, Lina Merlin e Maria Federici. Il contributo fondamentale delle nostre Costituenti si ritrova anche nella definizione di un nuovo welfare, nella necessità di tutelare chi è in condizione di disoccupazione, nella promozione del diritto al lavoro, nella parità salariale, ma anche nella conciliazione tra vita lavorativa e vita famigliare. Proprio per quest’ultimo aspetto l’alleanza tra le costituenti portò alla stesura di un testo chiaro ancora oggi molto attuale: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale e adeguata protezione…”
Infine non possiamo non ricordare l’influenza che le costituenti ebbero nella discussione e nella definizione degli articoli 48 sulla eguaglianza nella partecipazione politica e 51, sull’accesso alle cariche e agli uffici pubblici. Le Costituenti si impegnarono anche su altri temi come la scuola, la cultura, per abbattere gli stereotipi offensivi della dignità e del corpo femminile presenti nella pubblicistica e infine per affermare come valore fondante la pace ed una politica estera basata sulla cooperazione tra i popoli, come dimostra il loro sostegno all’articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà dei popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali ….”.
Se abbiamo, dunque una della Costituzioni più belle del mondo, lo dobbiamo non solo ai nostri Padri costituenti ma anche – e lo ricordiamo con affettuosa stima – alle nostre autorevoli 21 Madri costituenti.

Per non dimenticarle, ecco tutti i loro nomi: Adele Bei, Bianca Bianchi, Elisabetta Conci (detta Elsa),Maria De Hunterrichter Iervolino, Filomena Delli Castelli, Maria Federici, Nadia Gallico Spano, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Nilde Iotti, Teresita Mattei, Lina Merlin, Angiola Minelli, Rita Montagnana, Marina Nicotra, Teresa Noce, Ottavia Penni Buscemi, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi.Storie di donne
