Esplorando il Blu e il Viola nei Fiori e…nei Vasi

Il sale sulla coda 7 di Marina Zuccoli

Il contenente e il contenuto

Quando non intenta a salare code di volatili, la sottoscritta, come attempata donzelletta in sul calar del sole, raccoglie fiori, badando a non fare lo sgradito incontro con i cinghiali che infestano le nostre campagne. Una volta raccolti, li dispongo nei vasi di cui dispongo, se mi si passa il gioco di parole. 

Ignara delle più elementari nozioni di ikebana, lascio che siano gli steli stessi a disegnare, di loro iniziativa, aggraziate geometrie, flettendosi un poco e assumendo talvolta il gesto delle mani di una ballerina classica. Sembra che i fili verdi dialoghino tra loro, su quale debba stare davanti e quale dietro. Ne risultano composizioni piacevoli che la fotografia, – sebbene opera maldestra di un telefonino impugnato da una principiante – cerca di eternare.

Non importa quali fiori, contano i colori. Anche l’onesto lampascione, cipollotta pugliese della cui conservazione e dell’uso mi ha ragguagliato Annalisa da Torremaggiore, amica carissima, ecco: il fiore del lampascione incanta per la profondità del suo blu-viola. Sarà a causa dei coni o forse dei bastoncelli che si contendono la visione, nei miei occhi e nel mio cervello, ma sono sempre stata travolta da questo colore. Si veda su questo blog la rubrica Immagini: Laura Bertazzoni racconta una mostra tutta blu di stampe cianotipiche. Roba da vertigine.

Anche l’origano tende al viola, e spiace che Internet non sia – per ora – attrezzato per trasmettere le suggestioni olfattive che ne provengono. Dall’abbinamento di profumo e colore potrebbe scattare una fascinazione quasi pericolosa, per il contemporaneo coinvolgimento di due dei nostri sensi.

La gamma del blu e del viola conferisce un’attrattiva speciale anche quando provenga dal contenitore. Un vaso Liberty dell’école de Nancy nobilita anche il fiore di campo più comune, riverberando le proprie tinte sul mazzetto che contiene. A ciò si aggiunga la forma stessa del vaso, sinuosa e femminilmente curvilinea, che dialoga con gli steli che in parte su esso si posano, in parte ne escono. Il vetro, nonostante le decorazioni in parte lo impediscano, lascia comunque intravvedere i gambi, conferendo una struttura verticale alla composizione.

Raccogliere fiori e metterli nei vasi è occupazione nel campo dell’effimero, come sanno anche Alfredo e Violetta nella Traviata: il fiore che lei gli dona, pregandolo di riportarglielo quando sarà appassito, fa esclamare al tenore: “Ebben…domani?”. Persino un’anima semplice come Alfredo sa che i petali cambiano colore, forma e infine si staccano.

Perché allora dedicarvisi? Ce lo dice John Keats nell’incipit del suo noiosissimo poema Endymion: “A thing of beauty is a joy for ever”. Una cosa bella è una gioia per sempre. Non è il contenente, il vaso, né il contenuto, il mazzo di fiori a durare. Dura per sempre la gioia procurata dalla bellezza.