Gemma Donati: La Moglie Invisibile di Dante Alighieri
Storie di donne 5di Biancastella
Donne ch’avete
intelletto d’amore
i vo’ con voi
de la mia donna dire
Ma dell’amore per quale donna voleva parlare Dante in questi famosi versi della Vita Nova? Lo sappiamo tutti dai tempi della scuola, il suo amore aveva un solo nome: Beatrice Portinari, la Bice, quella che tanto gentile e tanto onesta pare da lui amata al punto da intraprendere, per rincontrarla, il lungo viaggio nel regno dei morti. Ma se Beatrice fu un amore platonico e lo stesso Dante ammette di non averle mai parlato, il sommo poeta aveva una moglie, Gemma Donati, che non compare mai nei suoi scritti, non viene mai nominata in tutta l’opera e sembra dunque un fantasma: la moglie invisibile. La sua storia è ancora oggi avvolta nel mistero, ignorata dai biografi dell’Alighieri, tranne quello che di lei scrisse Giovanni Boccaccio nel suo Trattatello in laude di Dante, scritto circa trent’anni dopo la morte di Dante, dove racconta una storia, facilmente contraddetta dalle fonti documentarie, secondo la quale su iniziativa dei suoi parenti Gemma fu data in sposa a Dante per consolarlo dopo la morte prematura della sua amata Beatrice. Ma Boccaccio sottolinea che non basta credere di mitigare le “amorose tribolazioni” con una nuova donna, perché se l’amore ha solide radici in colei che si è a lungo amato, sarà impossibile innamorarsi dell’altra allo stesso modo. E così Dante si dedicò soprattutto ai suoi studi, alle dispute coi poeti, alle speculazioni coi filosofi, alla politica, e il suo matrimonio non fu, presumibilmente, felice. Ma, accusa Boccaccio, questo avvenne anche per la scarsa comprensione di questa moglie che pure gli era stata data per consolazione dei suoi affanni, come dimostrerebbe il fatto che Gemma non lo seguì nel suo esilio né lui “volle andare dove lei fosse”, cosicché i due non si sarebbero più incontrati. Certo non si può dire che Boccaccio avesse un atteggiamento positivo nei confronti delle donne e soprattutto del matrimonio dal momento che conclude: “lascino i filosofanti lo sposarsi a’ricchi stolti, a’ signori e a’ lavoratori, e essi con la filosofia si dilettino, molto migliore sposa che alcuna altra”.
Questo dice Boccaccio, ma come andarono davvero le cose e chi era Gemma Donati, che diede a Dante ben 4 figli? Era nata a Firenze intorno al 1265, ma la data non è certa, figlia di Manetto Donati e cugina di terzo grado di Corso, Forese e Piccarda, il ramo dei Donati che avrebbero guidato, nei decenni successivi, la fazione guelfa vincitrice. Il 9 febbraio 1277, aveva appena 12 anni, come il suo promesso sposo Dante, fu unita a lui con un atto dotale rogato presso il notaio ser Uguccione di Baldovino. Nell’atto, vera e propria promessa di matrimonio e pertanto vincolante, era fissata anche la dote che era piuttosto modesta, ammontava a 200 fiorini piccoli, dal momento che le doti venivano calcolate in proporzione al patrimonio del futuro sposo, perché ne garantiva la restituzione in caso di morte del marito. Si trattava, dunque, di un matrimonio combinato senza alcun fondamento d’amore, più per il prestigio della famiglia Donati che per motivi economici e fu celebrato alcuni anni dopo tra il 1285 e il 1290. Al primogenito Giovanni seguirono altri 3 figli Pietro e Iacopo, che furono i primi commentatori della Commedia e Antonia, che divenne suora col nome di Beatrice e visse a Ravenna nel Monastero di S. Stefano degli Ulivi. La vita di Gemma non dovette essere molto tranquilla e appagante con un marito che, impegnato su tanti fronti, come ricorda anche Boccaccio, non solo non le dava alcun appoggio stando spesso lontano da Firenze per motivi politici, ma continuava ad essere preso dal ricordo della donna che aveva desiderato tutta la vita tanto da averle dedicato il meraviglioso romanzo autobiografico La Vita Nova. Come poteva sentirsi una moglie che veniva completamente ignorata negli scritti di suo marito, che viveva nel più assoluto disconoscimento della sua esistenza per quell’uomo al quale aveva dato quattro figli? Due di loro a 14 anni furono costretti a seguire il padre nell’esilio, come imponevano le leggi, mentre lei rimase a Firenze per non abbandonare le scarse risorse su cui poteva ancora contare dopo la confisca dei beni a seguito della condanna a morte in contumacia del marito. Ed è proprio nei documenti d’archivio, successivi alla morte di Dante avvenuta nel 1321, che compare il nome di Gemma sulle numerose istanze che la vedova aveva presentato al Comune per ritornare in possesso delle somme corrispondenti alla propria dote, sottratte con i beni del marito confiscati. Magra rivalsa, dopo una vita vissuta nell’ombra e poi finita nell’oblio della storia o addirittura costretta a subire lo sprezzante giudizio che sia pure indirettamente le riversò Boccaccio. Si deve, però, ad una donna, e non poteva essere diversamente, se nel 1865, in occasione del VI centenario della nascita di Dante e forse anche della sua, Gemma tornò alla ribalta della storia. Una scrittrice e poetessa, Erminia Fuà Fusinato, le dedicò, infatti, una toccante, tenera poesia in cui finalmente ricorda e rivaluta la triste vicenda di Gemma Donati, moglie infelice. Così scrive Marco Tabarrini nella presentazione del volume della Fusinato intitolato Versi: “Nel Centenario di Dante, mentre in prosa e in rima furono arsi al divino poeta incensi di ogni qualità, molti dei quali non esalavano profumo aromatico, la Fusinato cantò di quella povera ignorata Gemma Donati che fu compagna amorosa dell’esule e madre dei suoi figli, appena nominata dai biografi dell’Alighieri. In quel peana trionfale chi se non una donna avrebbe pensato a Gemma Donati?”. Gemma morì a Firenze nel 1342.Storie di donne
P.S. Nel 2021, in occasione del VII centenario della morte di Dante Alighieri, Gemma Donati è stata ricordata in un romanzo di Marina Migliavacca Marazza – La moglie di Dante – che purtroppo non aggiunge alla sua biografia alcun elemento storico basato su nuove fonti, ma è interessante perché è uno spaccato del tempo in cui vissero gli Alighieri. Molto ironico e divertente è anche il capitolo su Gemma Donati che sempre nel 2021 ha scritto Lella Costa in un volumetto che si legge in un attimo dal titolo Intelletto d’amore: quattro donne e un poeta, Dante Alighieri.