Il dinosauro e la paura della perdita

Il sale sulla coda 6 di Marina Zuccoli

Ancora lì

Cuando despertò el dinosauro todavia estaba allì (Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì)

È questo, dello scrittore guatemalteco Augusto Monterroso, scomparso nel 2006, forse il più breve racconto che mai sia stato scritto. La brevità non è obiettivo facile da perseguire e a molti scrittori non riesce, come per esempio all’amato Stephen King.

Invece Monterroso aveva una storia in mente e la sua cassetta degli attrezzi era agguerritissima. In questo caso, il perno narrativo della vicenda è costituito dagli avverbi, che conferiscono la dimensione temporale e quella logistica alla narrazione.

Quell’ “ancora” inarca il tempo, dandogli continuità e unendo il prima e il dopo in un’unica campata cronologica. Il “lì”, nella sua monosillabica perentorietà, situa il mostro in un orizzonte vicino, molto più vicino e spaventoso di quanto avrebbe significato l’uso di un “là”.

Il racconto evoca un omino cromagnoide, bruttarello e senza fronte, che aveva inseguito conigli in una grotta, per poi trovarne l’unico accesso ostruito da una parete grigiastra e ruvida. Trattavasi del culone di un dinosauro, lo aveva capito subito, come aveva capito che non c’era niente da fare se non aspettare che il gigantesco erbivoro si stufasse e se ne andasse. Così si era accucciato e aveva preso sonno, ma, purtroppo, al suo risveglio… ancora lì.

Una lettura in termini esistenziali fa pensare al dinosauro come metafora del mostro che più temiamo: la perdita, il lutto, la malattia. Anche se ci si illude che una notte di sonno lo faccia sparire, in realtà non è così: è ancora lì. Sempre lì. Un incubo.

Ma siccome abbiamo compiuto molti progressi, dall’epoca dell’antenato neanderthaliano, oggi andrebbe diversamente. Se ti svegli una mattina, dopo una notte di stravizi alcolici e non solo alcolici, dopo un sonno tormentato dall’incubo di un gigantesco, mostruoso animale preistorico che ti impedisce di uscire di casa, andare al bar e ordinare un caffè doppio. Ebbene, se al risveglio la porta di casa è occlusa dalle terga rugose e monumentali di un rettile antichissimo, vai alla scala antincendio, scendi e corri in direzione ostinata e contraria. Abbiamo una seconda uscita!