Il sale sulla coda 2

Il sale sulla coda 2 di Marina Zuccoli

Piu corretto

Davanti a me, per strada, a un tale cade lo smartphone, che cozza col selciato e si frantuma. Un breve pensiero di cordoglio per la sua perdita non mi impedisce di deplorare le imprecazioni ad alta voce che rimbalzano sui palazzi vicini. Il tizio menziona più volte la femmina del verro, in una duplice invocazione sinonimica, ovvero ripetendo due termini che la indicano entrambi, con spregio. Cosa c’entra il mammifero roseo e grasso con tutto ciò?

Alla penna sagace e colta di Roberto Finzi dobbiamo un libro inconsueto: L’onesto porco (Bompiani, 2014), spiegazione del pregiudizio che da sempre investe questo animale intelligente. Mi è tornato alla mente e, nel mio piccolo, sento di dover dare anche io un contributo al ripristino del bon ton, della fama del maiale e anche al concetto di politicamente corretto che imperversa oggidì.

Propongo, anzi decido che, con decorrenza immediata, alla città dell’Asia minore da cui fuggì Enea con il babbo a cavacecio ci si riferirà sempre e soltanto con il termine Ilio. Ogni occorrenza del suo nome sarà rappresentata da Ilio.

Il cavallo di Ilio, regalino pericoloso che i Danai rifilarono e che quei sempliciotti accettarono.

Brucia Ilio, bel romanzo di Sandro Veronesi e canzone dell’immenso Vinicio Capossela.

“Quella gran Ilio della segretaria ha copulato con mio marito”. In questo ultimo caso, il contesto aiuterà senz’altro.

Chiudo questa pagina di lepidezze per ricordare una cosa seria: L’onesto porco è il primo della cosiddetta quadrilogia del pregiudizio di Roberto Finzi. Ne fanno parte Asino caro (Bompiani, 2017), Il maschio sgomento (Bompiani, 2018) e Cosa hanno mai fatto gli ebrei (Einaudi, 2019). Ciò valga come consiglio di lettura, per scoprire come il pregiudizio, nei secoli, si sia appiccicato ad animali, popoli e alla donna.